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	Commenti a: Psicologia del razzismo: mancanza di maturità psicologica e integrazione	</title>
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	<description>Un altro modo di vivere la spiritualità</description>
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		Di: Emiliano Boccia		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emiliano Boccia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Aug 2018 06:36:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Leggo attentamente ma, ultimamente, un&#039;idea riguardo al razzismo, mi gira per la mente. Si tratta di un&#039;idea che impone, riguardo all&#039;argomento trattato, il razzismo, delle corresponsabilità a carico delle vittime del razzismo, e delle quali non si tiene conto alcuno. In ambito psicologico sappiamo tutti benissimo che esistono dei ruoli che &#034;giocano&#034; un role-play contrapposti. Quello della vittima e del carnefice è sicuramente uno dei più conosciuti. A questo proposito esprimo chiaramente che il sunto dell&#039;idea che da qualche tempo mi ronza per la mente è proprio questa: quali sono le responsabilità di coloro che si sentono vittime in un contesto sociale razzista? Dichiararsi vittime porta alla conquista di benefici o diritti (sociali in primis) che in verità, per una persona psicologicamente adulta, dovrebbe già averne una ovvia consapevolezza. Invece, per le vittime di razzismo, sembra che tale consapevolezza o maturazione psicologica, debba passare attraverso un contrasto/rifiuto/rivendicazione/accettazione. Se guardiamo alla storia essa ci riflette immediatamente tale dinamica. Grazie per la pubblicazione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Leggo attentamente ma, ultimamente, un&#39;idea riguardo al razzismo, mi gira per la mente. Si tratta di un&#39;idea che impone, riguardo all&#39;argomento trattato, il razzismo, delle corresponsabilità a carico delle vittime del razzismo, e delle quali non si tiene conto alcuno. In ambito psicologico sappiamo tutti benissimo che esistono dei ruoli che &quot;giocano&quot; un role-play contrapposti. Quello della vittima e del carnefice è sicuramente uno dei più conosciuti. A questo proposito esprimo chiaramente che il sunto dell&#39;idea che da qualche tempo mi ronza per la mente è proprio questa: quali sono le responsabilità di coloro che si sentono vittime in un contesto sociale razzista? Dichiararsi vittime porta alla conquista di benefici o diritti (sociali in primis) che in verità, per una persona psicologicamente adulta, dovrebbe già averne una ovvia consapevolezza. Invece, per le vittime di razzismo, sembra che tale consapevolezza o maturazione psicologica, debba passare attraverso un contrasto/rifiuto/rivendicazione/accettazione. Se guardiamo alla storia essa ci riflette immediatamente tale dinamica. Grazie per la pubblicazione.</p>
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