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	<title>Hillman Archivi - Il Percorso Profondissimo</title>
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	<description>Un altro modo di vivere la spiritualità</description>
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	<title>Hillman Archivi - Il Percorso Profondissimo</title>
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		<title>Attacchi di Panico e il loro significato nascosto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Verdiana Cilona]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Oct 2017 09:29:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Hillman]]></category>
		<category><![CDATA[Jung]]></category>
		<category><![CDATA[Psicosomatica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un attacco di panico è un’esperienza molto difficile da passare inosservata per chi la vive. Questo evento è infatti caratterizzato dalla presenza di un&#8217;ansia intensa e pervadente, che può essere seguita da tachicardia, fiato corto e paura di morire/ impazzire ed è spesso associato a periodi di forte stress e stanchezza. Quando si smette di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr" style="text-align: left;">
<p>Un attacco di panico è un’esperienza molto difficile da passare inosservata per chi la vive.<br />
Questo evento è infatti caratterizzato dalla presenza di un&#8217;ansia intensa e pervadente, che può essere seguita da tachicardia, fiato corto e paura di morire/ impazzire ed è spesso associato a periodi di forte stress e stanchezza.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-1470" src="https://ilpercorsoprofondissimo.com/wp-content/uploads/2017/10/22407495_10155836586577490_2134265031_n.jpg" alt="" width="484" height="720" srcset="https://www.ilpercorsoprofondissimo.com/wp-content/uploads/2017/10/22407495_10155836586577490_2134265031_n.jpg 484w, https://www.ilpercorsoprofondissimo.com/wp-content/uploads/2017/10/22407495_10155836586577490_2134265031_n-202x300.jpg 202w" sizes="(max-width: 484px) 100vw, 484px" /></p>
<p>Quando si smette di pensare al Sé, ai REALI desideri, l’Io inizia infatti a reclamare attenzioni con questo tipo di manifestazioni.<br />
Questo avviene quando si dedicano tutte le energie solo al FARE o all’APPARIRE invece che all’ESSERE.<br />
Quando accade tutto ciò significa che per lungo tempo si è persa infatti la connessione con se stesso.<br />
Non si ha a che fare quindi con un Io che raggiunge un livello di coscienza più comprensivo, una personalità integrata che riconosce corpo, emozioni, mente, anima e spirito e si colloca in una relazione più creativa con la realtà, ma con un Io strutturalmente debole che, frustrato e stressato dal suo sforzo narcisistico di controllo/negazione del mondo e delle sue leggi, si abbandona alla regressione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gli attacchi di panico rappresentano allora un forte segnale da non ignorare, anche se molte persone che soffrono di questo disturbo inizialmente rifiutano l’idea che ci sia qualcosa che nella loro vita non vada.</p>
<p>Avendo un modo di pensare e di vedere spesso troppo limitato risulta spesso difficile capire il perché di alcuni avvenimenti, ossia la fonte di molti problemi che si manifestano sul piano psicofisico.<br />
Quello che viene spesso perso è ciò che ci lega al “sacro”, all’invisibile e se pensiamo che il mondo “è tutto qui”, se immaginiamo che le pareti si restringano, e che tutto si riduca ad uno spazio angusto e circoscritto, allora entriamo in quello stato di finitudine di cui parlava C. G. Jung, e ci sembra di soffocare, di morire.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-1471" src="https://ilpercorsoprofondissimo.com/wp-content/uploads/2017/10/22361058_10155836586157490_1048548972_n.jpg" alt="" width="500" height="220" srcset="https://www.ilpercorsoprofondissimo.com/wp-content/uploads/2017/10/22361058_10155836586157490_1048548972_n.jpg 500w, https://www.ilpercorsoprofondissimo.com/wp-content/uploads/2017/10/22361058_10155836586157490_1048548972_n-300x132.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></p>
<p>Proprio questo intendeva Jung quando affermava che gli dèi che abbiamo rimosso dalla nostra consapevolezza nell’inconscio, sono diventati sintomi. La forza vitale e gli istinti repressi se non li ascoltiamo e riconosciamo, diventano causa dei nostri più grandi conflitti interiori.<br />
Il panico, in verità, viene proprio da un mondo antico, fatto di riti e di leggende, infatti la parola “panico” deriva da Pan, il nome di un antico dio greco, divinità dei boschi e della natura, dall’aspetto spaventoso e inquietante perché mezzo uomo e mezzo animale. Se fosse compreso il dio Pan non avrebbe più motivo di spaventare nessuno perché non si sentirebbe più scacciato o giudicato, ma compreso nella sua vera natura…</p>
<p>Dicendolo in breve, Pan è l’ombra.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter  wp-image-1472" src="https://ilpercorsoprofondissimo.com/wp-content/uploads/2017/10/22386307_10155836585377490_198329784_n.jpg" alt="" width="520" height="323" /><br />
Ecco il perché di un personaggio come Peter Pan, alla ricerca quasi costante dell&#8217;ombra, perché sta cercando se stesso. La sua è una Caccia all’Anima.<br />
Pan è uno specifico tipo di “Anima”: è il dio-capro, il dio della natura selvatica, della forza rigogliosa e generatrice senza fine, del sesso, del pan-ico (paura).<br />
Il celebre Peter Pan è infatti questo ragazzino che non vuole (o non può?) crescere, guida dei Bimbi Sperduti, capace di volare e di portarli all&#8217;Isola che Non-C’è, Peter è in realtà l’immagine benevola di una forza primigenia potentissima, capace di incutere “timore pan-ico” .<br />
Rappresenta la forza della natura Selvaggia che scorre in ognuno di noi, intollerante agli schemi razionali, ai vincoli morali, alle norme comportamentali. Il suo seme è Vita, è l’Anima che si dimena tra i mille compromessi, perché vuole tornare alla sua realtà originaria, selvatica.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-1473" src="https://ilpercorsoprofondissimo.com/wp-content/uploads/2017/10/22429075_10155836644332490_1369011515_o.jpg" alt="" width="1200" height="781" srcset="https://www.ilpercorsoprofondissimo.com/wp-content/uploads/2017/10/22429075_10155836644332490_1369011515_o.jpg 1200w, https://www.ilpercorsoprofondissimo.com/wp-content/uploads/2017/10/22429075_10155836644332490_1369011515_o-300x195.jpg 300w, https://www.ilpercorsoprofondissimo.com/wp-content/uploads/2017/10/22429075_10155836644332490_1369011515_o-768x500.jpg 768w, https://www.ilpercorsoprofondissimo.com/wp-content/uploads/2017/10/22429075_10155836644332490_1369011515_o-1024x666.jpg 1024w, https://www.ilpercorsoprofondissimo.com/wp-content/uploads/2017/10/22429075_10155836644332490_1369011515_o-1080x703.jpg 1080w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>In definitiva, Pan o Peter Pan, rappresenta il desiderio del ritorno alla Natura.<br />
“Pan ci dice che il più forte desiderio della natura ‘dentro di noi’ è di unirsi con se stessa nella consapevolezza…”<br />
– Saggio su Pan, James Hillman<br />
Il panico quindi, altro non è che un dio, ossia la vita, una vita che irrompe in una stanza troppo stretta dove i ragionamenti sono troppo “limitati”, se il modo di vedere è ridotto, il mondo risulta come rimpicciolito ed è allora che subentrano gli attacchi di panico e le manifestazioni di ansia, che altro non sono che gli sfoghi dell’Anima. Un’Anima che si sente opprimere dal modo di vedere la realtà. Non è tanto la realtà che opprime, quanto il modo di vederla.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-1474" src="https://ilpercorsoprofondissimo.com/wp-content/uploads/2017/10/22385253_10155836585242490_678210498_n.jpg" alt="" width="500" height="692" srcset="https://www.ilpercorsoprofondissimo.com/wp-content/uploads/2017/10/22385253_10155836585242490_678210498_n.jpg 500w, https://www.ilpercorsoprofondissimo.com/wp-content/uploads/2017/10/22385253_10155836585242490_678210498_n-217x300.jpg 217w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></p>
<p>Pan, si manifesta quindi per far innamorare di nuovo della vita, e lo fa con i suoi modi “bruschi”, perché solo così sa farlo. Non significa che voglia far del male, ma mostra piuttosto il male quando viene persa la capacità di sognare, di immaginare, perdendo la conoscenza dei riti, delle favole e delle leggende. Quindi, per innamorarsi della vita, senza essere intimorito dal dio Pan, dagli attacchi di panico e senza provare quella sensazioni di ansia, bisogna ritrovare quel “antico” modo di vedere la realtà. Ossia vi è il bisogno di tornare ad essere, e a sentire, come bambini che sognano le avventure di cavalieri e principesse, tornando a fantasticare, e ad espandersi verso nuove realtà, immaginando nuove situazioni, come se fossimo in una fiaba che colloca nel senza tempo del mito, della leggenda, del rito.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-1475" src="https://ilpercorsoprofondissimo.com/wp-content/uploads/2017/10/22414459_10155836584647490_999449667_n.jpg" alt="" width="269" height="187" /></p>
<p>La mente infatti cambia con il cambiare dell’immaginazione: esperienze alternative costruiscono differenti processi di pensiero. Credere nel potere della propria immaginazione e dei propri sogni rappresenta quindi un grande antidoto contro i turbamenti dell’Anima.</p>
<p>FILMTERAPIA: Immagini tratte dal film consigliato Peter Pan (2023)</p>
<div style="border: 0px; margin-bottom: 1.225em; outline: 0px; padding: 0px; vertical-align: baseline;">
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"></div>
<h3 style="text-align: left;"><u><span style="font-family: 'trebuchet ms' , sans-serif;"><br />
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</b></span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms' , sans-serif; font-size: large;"><b>Articolo a cura di Il Percorso Profondissimo</b></span></p>
<p><span style="color: #5e5e5e; font-family: 'arial' , 'helvetica' , sans-serif; font-size: 13px;">Se ti ha interessato questo articolo puoi seguirci </span><span style="color: #5e5e5e; font-family: 'arial' , 'helvetica' , sans-serif; font-size: 13px;">sulla </span><b style="color: #5e5e5e; font-family: 'trebuchet ms', sans-serif; font-size: 13px;"><a style="color: #1155cc; text-decoration: none;" href="https://www.facebook.com/ilpercorsoprofondissimo/"><span style="font-family: 'arial' , 'helvetica' , sans-serif;">Pagina </span><span style="font-family: 'arial' , 'helvetica' , sans-serif;">Facebook</span><span style="font-family: 'arial' , 'helvetica' , sans-serif;">  Il Percorso Profondissimo</span></a><span style="font-family: 'arial' , 'helvetica' , sans-serif;"> </span></b></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms' , sans-serif; font-size: x-small;"><br />
</span><br />
<span style="font-family: 'trebuchet ms' , sans-serif; font-size: x-small;">Fonti :</span><br />
<a style="font-style: inherit;" href="https://www.tragicomico.it/attacchi-di-panico-ansia-anima"><span style="font-family: 'trebuchet ms' , sans-serif; font-size: x-small;">https://www.tragicomico.it/attacchi-di-panico-ansia-anima</span></a><br />
<a style="font-style: inherit;" href="https://www.deborastranieri.it/consulenza-psicologica-per-attacchi-di-panico/"><span style="font-family: 'trebuchet ms' , sans-serif; font-size: x-small;">https://www.deborastranieri.it/consulenza-psicologica-per-attacchi-di-panico</span></a></p>
</div>
<div><a style="color: #1155cc;" href="https://digilander.libero.it/paolocoluccia/attacchidipanico.htm"><span style="font-family: 'trebuchet ms' , sans-serif; font-size: x-small;">https://digilander.libero.it/paolocoluccia/attacchidipanico.htm</span></a></div>
<div><a style="color: #1155cc;" href="https://www.matteoficara.it/peter-pan-segreto-ombra/"><span style="font-family: 'trebuchet ms' , sans-serif; font-size: x-small;">https://www.matteoficara.it/peter-pan-segreto-ombra/</span></a></div>
</div>
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			</item>
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		<title>Da Grotowski a Hillman: Dal Corpo all&#8217;Anima</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Verdiana Cilona]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Dec 2015 05:59:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Grotowski]]></category>
		<category><![CDATA[Hillman]]></category>
		<category><![CDATA[I PerCorsi]]></category>
		<category><![CDATA[Jung]]></category>
		<category><![CDATA[Kundalini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalle arti &#8220;parateatrali&#8221; alla psicologia del profondo, dal corpo all&#8217;anima, Grotowski ed Hillman, si possono considerare due maestri della formazione sul piano artistico ed umano. Grotowski: l&#8217; &#8220;Arte come veicolo&#8221; ed il &#8220;Parateatro&#8221; Jerzy Grotowski è un grande maestro del teatro contemporaneo, ma soprattutto è il massimo esponente di una ricerca che va al di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on">
<u><span style="font-family: &quot;trebuchet ms&quot; , sans-serif; font-size: large;">Dalle arti &#8220;parateatrali&#8221; alla psicologia del profondo, dal corpo all&#8217;anima, Grotowski ed Hillman, si possono considerare due maestri della formazione sul piano artistico ed umano.</span></u><br />
<span style="font-family: &quot;trebuchet ms&quot; , sans-serif; font-size: large;"><br /></span><br />
<b><span style="font-family: &quot;trebuchet ms&quot; , sans-serif; font-size: large;">Grotowski: l&#8217; &#8220;Arte come veicolo&#8221; ed il &#8220;Parateatro&#8221;</span></b><br />
<span style="font-family: &quot;trebuchet ms&quot; , sans-serif; font-size: large;"><b><br /></b><br />
<b><br /></b><br />
</span></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="https://2.bp.blogspot.com/-ZBp6KUw932Y/Vl3dnF2DoOI/AAAAAAAAAW0/xORX6Tsbpkc/s1600/67868.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"><span style="font-family: &quot;trebuchet ms&quot; , sans-serif; font-size: large;"><img loading="lazy" decoding="async" border="0" height="640" src="https://www.ilpercorsoprofondissimo.com/wp-content/uploads/2015/12/67868.jpg" width="551" /></span></a></div>
<p><span style="font-family: &quot;trebuchet ms&quot; , sans-serif; font-size: large;"><br /></span><br />
<span style="font-family: &quot;trebuchet ms&quot; , sans-serif; font-size: large;"><br /></span><br />
<span style="font-family: &quot;trebuchet ms&quot; , sans-serif; font-size: large;"><br /></span><br />
<span style="font-family: &quot;trebuchet ms&quot; , sans-serif; font-size: large;">Jerzy Grotowski è un grande maestro del teatro contemporaneo, ma soprattutto è il massimo esponente di una ricerca che va al di là dello spettacolo, in cui arte, ritualità, performance aprono nuove possibilità per esplorare &#8220;attivamente&#8221; fenomeni di carattere antropologico e psicofisiologico.</span><br />
<span style="font-family: &quot;trebuchet ms&quot; , sans-serif; font-size: large;">Da diversi anni la ricerca di Grotowski non ha un diretto riferimento al teatro; essa si sostanzia nell&#8217;ambito di attività laboratoriali denominate: l&#8217; &#8220;Arte come veicolo&#8221;. Tali attività vengono sperimentate da un gruppo di performer, tra i quali T. Richard (il primo assistente presso il Centro di Pontedera diretto da Grotowski in Toscana). Un principio &#8220;energetico&#8221; essenziale dell&#8217; &#8220;Arte come veicolo&#8221; viene spiegato da Grotowski con le seguenti parole:</span><br />
<span style="font-family: &quot;trebuchet ms&quot; , sans-serif; font-size: large;">[&#8230;] mi riferisco alla verticalità possiamo vedere questa verticalità in categorie energetiche pesanti ma organiche (legate alle forze della vita, agli istinti, alla sensualità) e altre energie più sottili. Poiché non si tratta semplicemente di cambiare di livello, ma di portare il grossolano al sottile e di condurre il sottile verso una realtà più ordinaria, legata alla &#8220;densità&#8221; del corpo. è come se cercassimo di entrare nella higher connection(1).</span><br />
<span style="font-family: &quot;trebuchet ms&quot; , sans-serif; font-size: large;"><br /></span><br />
</p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="https://2.bp.blogspot.com/-cHodY7dGNRo/Vl3dqIhK6KI/AAAAAAAAAW4/DCLhEj0IDi4/s1600/bio1.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"><span style="font-family: &quot;trebuchet ms&quot; , sans-serif; font-size: large;"><img loading="lazy" decoding="async" border="0" height="346" src="https://www.ilpercorsoprofondissimo.com/wp-content/uploads/2015/12/bio1.jpg" width="640" /></span></a></div>
<p><span style="font-family: &quot;trebuchet ms&quot; , sans-serif; font-size: large;"><br /></span><br />
<b><u><span style="font-family: &quot;trebuchet ms&quot; , sans-serif; font-size: large;">Le metafore energetiche a cui si richiama Grotowski si possono riferire ad &#8220;energie primigenie&#8221; che attraversano il corpo, &#8220;i corpi&#8221;, e tutto l&#8217;ambiente vitale, e quindi possono essere avvicinate a diversi concetti: lo Yin e lo Yang, lo Hata,<a href="https://ilpercorsoprofondissimo.blogspot.it/2015/02/che-cosae-kundalini-i-seguenti-brani.html"> la Kundalini</a><a href="https://www.facebook.com/Il-Percorso-Profondissimo-353496944861508/?fref=ts" target="_blank">,</a> lo Spirito Santo, lo Hau, il Mana, o anche la libido &#8220;sessuale&#8221; di Freud, quella &#8220;numinosa&#8221; di Jung, l&#8217;orgone di Reich &#8230; concetti che indicano presenze e flussi non misurabili, capaci di dematerializzare e psichicizzare l&#8217;esperienza del mondo e di evocare vie di espansione della coscienza. Comunque chiamiamo queste forze, e per quanto esse siano diverse concettualmente e sostanzialmente l&#8217;una dall&#8217;altra, si tratta di comprendere che esse costituiscono le forme di un&#8217; &#8220;energia&#8221; che ha un senso concreto nella vita di ciascuno e nell&#8217;ambiente di tutti. Gli insegnamenti delle diverse tradizioni ed anche le conoscenze più avanzate della medicina psicosomatica indicano che questa &#8220;energia&#8221; può essere &#8220;veicolata&#8221; per mezzo di esercizi e pratiche psicocorporee individuali e di gruppo. Il maestro insegna all&#8217;allievo una pratica così come se insegnasse la guida di uno speciale &#8220;veicolo energetico&#8221;; ma è l&#8217;allievo che deve decidere dove andare, deve trovare la &#8220;sua&#8221; via e diventare &#8220;maestro&#8221; di se stesso&#8230;</span></u></b><br />
<span style="font-family: &quot;trebuchet ms&quot; , sans-serif; font-size: large;"><b><u><br /></u></b><br />
</span></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<span style="font-family: &quot;trebuchet ms&quot; , sans-serif; font-size: large;"><iframe loading="lazy" allowfullscreen="" class="YOUTUBE-iframe-video" data-thumbnail-src="https://i.ytimg.com/vi/dRyLLTvs00c/0.jpg" frameborder="0" height="266" src="https://www.youtube.com/embed/dRyLLTvs00c?feature=player_embedded" width="320"></iframe></span></div>
<p><span style="font-family: &quot;trebuchet ms&quot; , sans-serif; font-size: large;"><b><u><br /></u></b><br />
Questo processo <b>&#8220;autoiniziatico&#8221;</b>, che caratterizza tutta la ricerca sull&#8217;Arte dell&#8217;Attore di Grotowski, ha comportato vere e proprie rivoluzioni copernicane nel modo di pensare e di fare teatro. L&#8217;attore &#8220;grotowskiano&#8221; infatti, deve sviluppare la stessa precisione e organicità di un attore della tradizione orientale (ad es. del teatro No del Kathakali), ma a differenza di questi deve riuscire ad esprimere la sua propria interiorità, e quindi deve elaborare i segni fisici ed espressivi della sua propria anima&#8230; Non si tratta dunque di eseguire perfettamente una specifica tecnica tradizionale, ma di fare in modo che la spontaneità del segno possa risultare tecnicamente perfetta, come se essa fosse diretta da una &#8220;guida interiore&#8221; che è al tempo stesso millenaria e immediata, istintiva e spirituale, trasgressiva e rituale&#8230; Per mezzo di questa misteriosa &#8220;congiunzione degli opposti&#8221;, che viene ricercata attraverso un grande lavoro di training psicocorporeo e creativo, l&#8217;attore-performer crea qualcosa che, prima di essere o di diventare uno spettacolo, è una profonda esperienza di se stesso. Affinché a questa esperienza avessero potuto avvicinarsi anche gli spettatori &#8220;non-attori&#8221;, Grotowski ha proposto sin dagli anni &#8217;70 i &#8220;Progetti speciali&#8221; denominati &#8220;Parateatro&#8221;. Si tratta di lavori di gruppo guidati da maestri, basati su speciali training psicocorporei per lo sviluppo di una spontaneità rituale, orientata da tematiche di carattere archetipico e spirituale. Attualmente Rena Mirecka, principale interprete femminile di tutti gli spettacoli di Grotowski, ed Ewa Benesz (formatasi nel Laboratorium e con una lunga attività di collaborazione con la Mirecka), sono le più importanti maestre dell&#8217;esperienza parateatrale.</span></p>
<h3 style="text-align: left;">
<span style="font-family: &quot;trebuchet ms&quot; , sans-serif; font-size: large;"><br /></span><b><span style="font-family: &quot;trebuchet ms&quot; , sans-serif; font-size: large;">Hillman: &#8220;Fare anima e mondo&#8221;</span></b></h3>
<p><span style="font-family: &quot;trebuchet ms&quot; , sans-serif; font-size: large;"><br /></span><br />
<a href="https://2.bp.blogspot.com/-KxPMososy0M/Vl3dsOOhyUI/AAAAAAAAAXA/AGF-BkpVlw4/s1600/James-Hillman2010.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"><span style="font-family: &quot;trebuchet ms&quot; , sans-serif; font-size: large;"><img loading="lazy" decoding="async" border="0" height="235" src="https://www.ilpercorsoprofondissimo.com/wp-content/uploads/2015/12/James-Hillman2010.jpg" width="320" /></span></a><span style="font-family: &quot;trebuchet ms&quot; , sans-serif; font-size: large;">E&#8217; interessante evidenziare una contiguità tra la ricerca grotowskiana e gli studi psicoanalitici di <b>James Hillman</b> &#8211; il più radicale e innovativo tra gli studiosi di area <b>post-junghiana </b>&#8211; poiché l&#8217; &#8220;Arte come veicolo&#8221;, nel suo senso metaforico, ma anche in senso pragmatico, esprime una prassi concreta del &#8220;Fare anima&#8221; (motto fondamentale di Hillman). Del resto lo stesso Hillman, nella sua opera di Re-visione della psicologia, fa espliciti riferimenti all&#8217;arte e all&#8217; &#8220;attuazione&#8221; dell&#8217;anima attraverso la corporeità teatrale e il rituale(2). Gli argomenti hillmaniani sono di eccezionale portata e complessità qui ci limitiamo a dire che secondo la &#8220;Psicologia archetipica&#8221;(3), gli archetipi, costituenti le matrici della psiche individuale e collettiva, sono entità immaginali a cui si possono far corrispondere &#8220;personizzazioni&#8221; mitologiche che governano tutti i campi della vita umana, e che sovrastano la volontà e la dimensione dell&#8217;Io. E&#8217; come se l&#8217;Io venisse soggiogato dalle forze archetipiche degli dei, dinnanzi ai quali l&#8217; &#8220;eroe&#8221; (ovvero ciascun essere umano) ha come sola possibilità quella di relativizzare l&#8217;Io e di &#8220;fare anima&#8221;, dove l&#8217;anima è l&#8217;indefinibile campo esperienziale in cui si muovono e vivono gli archetipi, le fantasie e le presenze immaginali consce e inconsce (gli dei, i demoni, gli spiriti, i pensieri, le idee&#8230;). Quindi, per Hillman &#8220;fare anima&#8221; vuol dire agire e vivere in modo che le correnti psichiche, patologizzabili piuttosto che logicizzabili, vengano riconosciute, esperite, ritualizzate a partire da un sacrificio della propria soggettività coscienziale, al fine di &#8220;servire l&#8217;anima&#8221;(4).</span><br />
<span style="font-family: &quot;trebuchet ms&quot; , sans-serif; font-size: large;"><b><u><br /></u></b></span><br />
<span style="font-family: &quot;trebuchet ms&quot; , sans-serif; font-size: large;"><b><u>Dunque, si &#8220;fa anima&#8221; quando si praticano attività che ci pongono in diretto collegamento con il nostro &#8220;mondo interno&#8221;, e si scopre che questo &#8220;mondo&#8221;, come ha detto Jung, è abitato da un &#8220;piccolo popolo&#8221; di cui siamo il &#8220;monarca-servitore&#8221;&#8230;</u></b></span><br />
<span style="font-family: &quot;trebuchet ms&quot; , sans-serif; font-size: large;"><b><u>Per &#8220;fare anima&#8221;, dunque, vi sono molteplici &#8220;veicoli&#8221;, dalle discipline spirituali alle diverse tecniche psicoterapeutiche, dalle arti alla poesia, dal viaggio avventuroso all&#8217;innamoramento.</u></b></span><br />
<span style="font-family: &quot;trebuchet ms&quot; , sans-serif; font-size: large;"><br /></span><br />
<span style="font-family: &quot;trebuchet ms&quot; , sans-serif; font-size: large;"> Hillman raccomanda di non lasciarsi rinchiudere entro una &#8220;posizione autoritaria, sia pure garbata e raffinata&#8221;, dove le possibilità immaginative rischiano di restare imprigionate in un&#8217;ideologia, o nella rigidità di un quadro dogmatico-disciplinare. L&#8217;anima vuole essere libera di seguire le sue vie, e ogni rigidità dell&#8217;Io deve necessariamente apprendere come assecondare le forze che lo posseggono e lo ispirano. In tal senso la prospettiva del &#8220;fare anima&#8221; è contigua a quella dell&#8217; &#8220;antropologia teatrale&#8221; e dell&#8217;attore-performer grotowskiano, poiché tecnica e disciplina si armonizzano organicamente con la spontaneità e la passionalità della propria individualità. Potremmo dire che l&#8217;Arte dell&#8217;attore si serve di &#8220;tecniche del corpo&#8221; della tradizione (espressione che Grotowski e Barba hanno ripreso dall&#8217;antropologo Marcell Mauss)(5) per esprimere la propria interiorità e quindi per &#8220;fare anima&#8221;. Non si tratta di limitarsi ad eseguire meccanicamente rituali prefissati, di apprendere formule e dottrine e di osservare precetti più o meno mistici, ma di aprirsi con diversi mezzi, tradizionali e innovativi, all&#8217;esperienza dell&#8217;anima, scoprendone la sua forma unica e individuale, la sua propria vocazione, come se essa fosse la voce solista di un grande coro collettivo e universale. &#8220;Arte come veicolo&#8221; e &#8220;Fare anima&#8221; presumono dunque sia un ascolto del mito e degli insegnamenti tradizionali e sia una poiesis ispirata dalla propria individualità inventiva e creativa.</span><br />
<span style="font-family: &quot;trebuchet ms&quot; , sans-serif; font-size: large;">Tutto ciò però ha un suo senso ultimo se tentiamo di collegare l&#8217;arte e la creatività non solo a una cura dell&#8217;anima personale, ma anche all&#8217;Anima mundi, alla società e quindi a un concreto sentimento di responsabilità verso i problemi dell&#8217;umanità e verso la natura in tutta la sua grandezza materiale e spirituale.</span><br />
<span style="font-family: &quot;trebuchet ms&quot; , sans-serif; font-size: large;">Dice Hillman:</span><br />
<span style="font-family: &quot;trebuchet ms&quot; , sans-serif; font-size: large;">Che ne è dell&#8217;anima mundi e del fare anima mundi? La condizione del mondo, la sofferenza dei suoi oceani e dei suoi fiumi, della sua aria, delle sue foreste, la bruttezza delle sue città e il depauperamento dei suoi terreni ci hanno certamente costretto a sentire che non possiamo andare nel mondo per il nostro tornaconto e che in realtà stiamo distruggendo le nostre anime con l&#8217;atteggiamento che pretenderebbe di salvarle(6).</span><br />
<span style="font-family: &quot;trebuchet ms&quot; , sans-serif; font-size: large;">Hillman ci fa notare che un atteggiamento estremamente individualistico, di lavoro a oltranza su se stesso, senza che vi sia una apertura concreta alla solidarietà, alla polis, alla natura, finisce con il dis-fare l&#8217;anima, poiché essa non è una meità, non è solo mia, ma è anche della collettività e dell&#8217;ambiente vitale. Perciò &#8220;Fare anima&#8221; vuol dire per certi aspetti anche occuparsi attivamente e politicamente del mondo e della società.</span><br />
<span style="font-family: &quot;trebuchet ms&quot; , sans-serif; font-size: large;">E&#8217; naturale che ciò avvenga perché di fronte ad un mondo che precipita nella sofferenza, non vi può essere una felicità dell&#8217;anima fondata solo sulla ricerca di un personale pacifico Nirvana. Il lavoro dell&#8217;attore-performer, secondo Grotowski, non può riguardare forzosamente il campo politico-sociale, a meno che la sua anima non senta un&#8217;autentica vocazione in tale direzione(7).&nbsp;</span><br />
<span style="font-family: &quot;trebuchet ms&quot; , sans-serif; font-size: large;"><br /></span><br />
<span style="font-family: &quot;trebuchet ms&quot; , sans-serif; font-size: large;">In ogni caso, le idee grotowskiane e hillmaniane sembrano chiare: se l&#8217;Arte è un veicolo per &#8220;fare anima&#8221;, questo veicolo metterà in moto pensieri e operosità affinché anche l&#8217;anima mundi possa &#8220;progredire energicamente nel bene(8)&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-family: &quot;trebuchet ms&quot; , sans-serif; font-size: large;"><br /></span><br />
<b><span style="font-family: &quot;trebuchet ms&quot; , sans-serif; font-size: large;">PER INFO SU CORSI, SEMINARI ED INCONTRI SUL TEMA:&nbsp;<a href="mailto:ilpercorsoprofondissimo@gmail.com" target="_blank">ilpercorsoprofondissimo@gmail.com</a></span></b><br />
<span style="font-family: &quot;trebuchet ms&quot; , sans-serif; font-size: large;"><br /></span><br />
<span style="font-family: &quot;trebuchet ms&quot; , sans-serif; font-size: x-small;"><b><u>Note</u></b></span><br />
<span style="font-family: &quot;trebuchet ms&quot; , sans-serif; font-size: x-small;"><br /></span><br />
<span style="font-family: &quot;trebuchet ms&quot; , sans-serif; font-size: x-small;"><b>1</b> J.Grotowski, &#8220;Dalla compagnia teatrale all&#8217;arte come veicolo&#8221;, in T.Richard, Al lavoro con Grotowski sulle azioni fisiche, Ubulibri, Milano, 1993, p.132.</span><br />
<span style="font-family: &quot;trebuchet ms&quot; , sans-serif; font-size: x-small;"><b>2</b> Dice Hillman: &#8220;Il rituale del teatro, della religione, dell&#8217;amore e del gioco richiede azioni concrete che non sono mai soltanto ciò che appare letteralmente [&#8230;]. Quando entriamo in un rituale, l&#8217;anima delle nostre azioni &#8220;viene fuori&#8221;; oppure, per ritualizzare un&#8217;azione letterale noi vi &#8220;immettiamo l&#8217;anima&#8221;. Qui a indicare la strada non sono soltanto il sacerdote e l&#8217;alchimista, ma anche l&#8217;attore, il comico e il giocatore di calcio&#8221;. (Re-visione della psicologia, Milano, Adelphi, 1983, p.240). Questi concetti presentano analogie con la concezione dell&#8217;attore-performer di Grotowski.</span><br />
<span style="font-family: &quot;trebuchet ms&quot; , sans-serif; font-size: x-small;"><b>3</b> La &#8220;Psicologia archetipica&#8221; si ispira al concetto di archetipo junghiano, radicalizzandone il senso alla luce della concezione politeistica del mito greco, in quanto mito che sta alle sorgenti del pensiero e della psiche &#8220;occidentale&#8221;. Si veda J.Hillman op.cit., 1983). Va ricordato che per<b> Jung</b> gli archetipi sono i &#8220;formanti&#8221; dell&#8217;inconscio collettivo, comuni a tutti gli esseri umani e capaci di condizionare la configurazione complessuale dell&#8217;inconscio individuale. Gli archetipi sfuggono ad una definizione oggettiva data la loro natura &#8220;psicoide&#8221;, ma sono universalmente riconoscibili e attivi nei miti, nei riti, nelle idee della vita sociale, nei sogni, nelle passioni, nelle patologie e negli atteggiamenti di tutti gli esseri umani.</span><br />
<span style="font-family: &quot;trebuchet ms&quot; , sans-serif; font-size: x-small;"><b>4</b> Hillman fa notare che etimologicamnete &#8220;psico-terapia&#8221; vuol dire proprio &#8220;servire l&#8217;anima&#8221;.</span><br />
<span style="font-family: &quot;trebuchet ms&quot; , sans-serif; font-size: x-small;"><b>5</b> M. Mauss &#8220;Le tecniche del corpo&#8221;, 1950 in Teoria generale della magia, Torino, Einaudi, 1965. Vedi anche U.Volli &#8220;Tecniche del corpo&#8221; in N.Savarese (a cura di) Anatomia del teatro. Dizionario di antropologia teatrale. Firenze, La Casa Usher, 1983.</span><br />
<span style="font-family: &quot;trebuchet ms&quot; , sans-serif; font-size: x-small;"><b>6</b> J. Hillman &amp; M. Ventura, &#8220;100 anni di psicoterapia e il mondo va sempre peggio&#8221; , 1992, Milano, Garzanti, 1993.</span><br />
<span style="font-family: &quot;trebuchet ms&quot; , sans-serif; font-size: x-small;"><b>7</b> Cfr. J.Grotowski, &#8220;Il lavoro dell&#8217;attore. Ciò che è stato&#8221;, 1970, in F.Cruciani, C.Falletti, Civiltà teatrale del XX secolo, Il Mulino, Bologna, 1987.</span><br />
<span style="font-family: &quot;trebuchet ms&quot; , sans-serif; font-size: x-small;"><b>8</b> Dall&#8217;Esagramma n. 43 de I King: &#8220;Kuai &#8211; Lo straripamento (La Decisione)&#8221; </span><span style="font-family: &quot;trebuchet ms&quot; , sans-serif; font-size: large;">.</span><br />
<span style="font-family: &quot;trebuchet ms&quot; , sans-serif;"><br /></span><br />
<span style="font-family: &quot;trebuchet ms&quot; , sans-serif;">Fonti : &nbsp;://www.pedagogia.it/index.php?p=articles&amp;o=view&amp;article_id=195</span><br />
<span style="font-family: &quot;trebuchet ms&quot; , sans-serif;">Da Grotowski a Hillman: parateatro, anima e mondo</span><br />
<span style="font-family: &quot;trebuchet ms&quot; , sans-serif;">Pier Pietro Brunelli</span></div>
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