“A quanto possiamo discernere, l’unico scopo dell’esistenza umana è di accendere una luce nell’oscurità del mero essere.”
C.G. Jung


 Jung ha formulato il concetto di Ombra per descrivere l’insieme delle funzioni e degli atteggiamenti non sviluppati della personalità umana.
Questa rappresenta tutti i contenuti rifiutati, rimossi e non autorizzati dalla coscienza,per l’educazione e le influenze a cui è sottoposto l’individuo.
L’archetipo dell’ Ombra rappresenta il lato inferiore ed animale della personalità, ereditato nel cammino evolutivo.
L’Ombra riguarda quegli aspetti della personalità relativi a colpe,vergogne, auto-svalutazione, infantilismi, aspetti che generalmente si tende a proiettare su altre persone.
Se il meccanismo di proiezione è eccessivo, l’individuo rischia di identificarsi troppo con la sua parte “luce” e cioè con la Persona che rappresenta invece la maschera con la quale l’individuo “gioca” il suo ruolo nel mondo e con gli altri, è l’aspetto pubblico che ogni uomo mostra nella società, esiste anche il rischio opposto e cioè essere posseduti dalla propria Ombra.
Al fine di un buon equilibrio psico-affettivo è importante che la persona possa poter esprimere le proprie potenzialità, che porti a compimento il proprio disegno, il proprio progetto di vita.

Il processo di individuazione è come una complessa conquista di strutture dinamiche cui è sempre implicito il rischio di una destrutturazione. La dignità dell’uomo consiste tra l’altro, nell’assunzione di questo rischio. Un aspetto essenziale nel processo di individuazione risulta essere inoltre il concetto Junghiano di Ombra.

L’Ombra è un archetipo potente, è il contenitore di tutto quello che ci è mancato nel bene e di tutto quello che abbiamo ricevuto nel male.
 É quindi il nostro Alter Ego, il Nemico, l’Antagonista, quello che nei miti e nelle fiabe interpreta il ruolo del cattivo e che spesso viene rappresentato sotto forma di mostro, drago o demone. Ogni nostra sofferenza deriva dal venire sopraffatti dall’aspetto negativo di un archetipo (il lato Ombra) che dobbiamo imparare prima a vedere e riconoscere, e poi a dominare, contrastare, opporgli resistenza.

La maggior parte della nostra Ombra deriva dalla repressione delle emozioni che scivolano nell’inconscio e diventano sempre più potenti perché non le viene permesso di esprimersi: l’Io deve imparare a riconoscere le emozioni negative ed esprimerle in qualche modo (catarsi, sport, arte, ecc.), perché solo così può contattare le emozioni positive che si trovano ad un livello più profondo.

L’Ombra è la parte di noi che dobbiamo riconoscere e integrare poiché senza di essa non saremo completi.

La dottrina Junghiana del simbolo s’impernia sull’attività dialettica che sintetizza gli opposti. 




Per Jung, la configurazione della psiche si offre alla nostra osservazione come compresenza di aspetti polarmente opposti Io e non Io, conscio e inconscio, positivo e negativo ecc.. ecc.. L’Ombra quindi come parte inferiore della personalità è una parte della totalità della psiche.

Un uomo posseduto dalla propria Ombra inciampa costantemente nei suoi errori

Ci riferiamo anche  ai comportamenti che, in termini evangelici, tendono a vedere la pagliuzza nell’occhio dell’altro, ma non la trave che si ha nel proprio.

Rispondere alla chiamata del Daimon, tradire la propria appartenenza, andare incontro a se stessi, al contrario della maggior parte delle persone per le quali il lato oscuro della personalità rimane al livello inconscio, rendersi conto inevitabilmente che l’Ombra esiste, ma anche che può essere una risorsa.

In altre parole, prima che l’Io possa affermarsi è necessario che esso riesca a dominare e ad assimilare l’Ombra, che proceda verso l’individuazione.

«Hai cercato il carico più pesante e trovasti te stesso!» grida Nietzsche: il drago che l’eroe deve affrontare è accucciato dentro la sua armatura.
L’atto eroico consiste dunque prima di tutto nel rispondere alla chiamata del proprio Daimon, del proprio centro interiore, cioè nel riconoscere e accettare il richiamo del proprio profondo, del proprio inconscio, che è come il richiamo di un tesoro seppellito, affondato, è il grido d’aiuto di parti di noi che vogliono venire alla luce, alla coscienza, che vogliono “vivere con noi”. Perché sono noi.

Così come l’eroe si avventura nel mondo sconosciuto e pieno di insidie mortali, l’io “sprofonda” nelle tortuose viscere della sua natura. L’eroe riesce nel suo intento rinascendo. Per far ciò deve penetrare in fondo alle sue origini e venire nuovamente alla luce (Campbell), deve penetrare nell’inconscio divoratore, deve subire la trasformazione che lo fa accedere alla sua vera natura e lo fa rinascere come un “altro”.
Egli rinasce qualitativamente diverso da come era, la trasformazione che subisce nel combattimento col drago lo glorifica, lo trasfigura, lo divinizza.

Solo l’Io-eroe riesce a vincere la paura che l’inconscio-drago incute. Vincere il potere dell’inconscio uroborico che non permette il distacco da sé, il raggiungimento di un’adeguata autonomia psicologica, di una propria, libera realizzazione.

Jung scrive:
“Soltanto là si possono trovare tutte quelle contraddizioni, quei grotteschi fantasmi e quei simboli osceni che avevano affascinato lo spirito dell’alchimia, fonti di turbamento e al tempo stesso di illuminazione. E allo psicologo si pose lo stesso problema che già aveva assillato gli alchimisti per millesettecento anni: che fare di tali forze antagoniste? È possibile rifiutarle e sbarazzarsi di
loro? Oppure occorre riconoscerne l’esistenza ed è nostro compito portarle ad armonizzarsi, cercando di realizzare un’unità”.

Quindi un ennesimo  riferimento lasciatoci da Jung  dove vengono collegati il processo di individuazione ed il processo alchemico. 

Potrete trovare altre informazioni in quest’articolo sul Processo alchemico nella psicologia junghiana:


Generalmente, subito dopo l’Ombra, gli archetipi dell’individuazione a mostrarsi alla nostra coscienza sono Animus e Anima.

Spesso noi parliamo di uomini e donne come se fossero due sessi e due entità psichiche separate, distinte. Jung, così come migliaia di filosofi prima di lui (gli orientali,la Kabalah , Platone , l’induismoconoscenze esoterico -alchemiche  fino ad evolversi con alle attuali filosofie New Age ed addirittura alla fisica quantistica) avevano ben capito che così non era, così come la biologia moderna ha inoltre scoperto la presenza di estrogeni nell’uomo e di testosterone nella donna. 
Ma fu da un’intuizione psicologica che Jung risalì ad Animus e Anima.

Definiamo Animus come la parte maschile di ogni donna, e Anima come la parte femminile di ogni uomo. Generalmente inconsce, si propongono di bilanciare la sessualità e la psiche dell’essere umano, integrando aspetti psichici “femminili” nell’uomo e “maschili” nella donna. 



Entrambi forniscono un ponte tra conscio e inconscio. 

Per chiunque fosse interessato ad approfondire l’argomento lascio in allegato il link di un interessante pdf sull’argomento, scritto dalla dott.ssa Antonella Sorrenti :



Articolo a cura di Il Percorso Profondissimo

Fonti:
 www.lastessamedaglia.it
http://www.archetipi.org/teoria/lombra
http://www.antonellasorrenti.it/doc/L’Ombra_-_Carl_Gustav_Jung.pdf
https://mariagrazialetizia.wordpress.com/2013/09/20/fare-i-conti-con-la-propria-ombra/
 http://www.my-personaltrainer.it/salute/ombra.html
http://www.humantrainer.com/articoli/palumbo-archetipi-ombra.html