La frase “Chi ama soffre, chi non ama si ammala” è una delle più popolari di Sigmund Freud. 

Fa parte di “L’introduzione al narcisismo”.



Il narcisista può non riconoscere neanche a sé stesso il dolore, il che dipende da quanto si è impermeabilizzato ai sentimenti e più in particolare al concetto di “debolezza”.

Per il narcisista la debolezza sta all’antitesi della forza, e poichè essere forti, grandi e potenti è prioritario, ecco allora che la debolezza va disprezzata.

Possono essere deboli gli altri, ma non un narcisista, che
 prova dolore in modo direttamente proporzionale allo spessore della sua corazza lucente.


Un narcisista può essere debole solo in privato, nei momenti no della vita, in attesa di nuovi rilanci, aspettando una nuova onda.
Soffre quando le situazioni non vanno come vuole lui, il narcisista soffre quando si rende conto di essere fragile o quando sente emozioni negative come la rabbia, il risentimento, la gelosia e le sensazioni di abbandono. 
In generale, non sentono dolori emotivi alla perdita dell’amore (il dolore emotivo più comune che la maggior parte delle persone associa quando sente la parola “dolore”) o di una persona cara perché tenteranno a tutti i costi di scansare certe emozioni negative, così come non sentono sensi di colpa o dolore per aver ferito qualcuno.

Il narcisista soffre quando è vulnerabile.


É l’altro a farlo sentire vulnerabile,debole. L’altro ha il potere immenso di farlo sentire amato e accettato. Qualunque piccola cosa può ferirli o deluderli e per questo fanno molta fatica a fidarsi degli altri.


Sono così occupati nel difendersi da vivere un dramma costantemente attivo. All’apparenza presuntuosi, forti, carismatici e affascinanti ma sotto sotto terrorizzati di non essere abbastanza, o peggio di essere o tutto o niente.
La ferita narcisistica rappresenta il trauma che ha caratterizzato l’infanzia di queste persone.

Ciò vale nella maggiorparte dei casi, ad eccezione dei Bambini Imperatore.
I bambini Imperatore hanno avuto un infanzia in cui tutto gli era dovuto, caratterizzata da una figura di accudimento votata a compiacere ogni suo genere di bisogno.

Ciò ha impresso loro il messaggio secondo il quale “Benessere è quando sto bene io, e tu sei qui per farmi stare al meglio”.

Secondo Umberta Telfener, nell’infanzia dei narcisisti 
Nonostante le prime esperienze con la figura di accudimento siano state molto intense qualcosa si è interrotto improvvisamente in modo traumatico oppure il rapporto si è deteriorato.
Ad esempio hanno vissuto una separazione o la morte oppure la nascita di un fratello o di una sorella più amata di loro, ciò ha minato irrimediabilmente la fiducia nell’altro e ha dato dimostrazione di quanto la vicinanza sia pericolosa.
Spesso sono stati amati solo e soltanto se corrispondevano esattamente all’immagine che i genitori pretendevano da loro. In altre parole: “Ti voglio bene, ma solo se fai, sei, vivi, esisti come io voglio per te!”.

Ecco perchè vivono con una corazza addosso: fuori in un modo, dentro in un altro. Non possono permettersi di essere loro stessi e del tutto umani, perchè quando in passato è capitato sono stai puniti.

Così il loro bambino interiore impara ad essere ammutolito ed abusato da un Ego strutturato ormai per rinnegare la propria stessa Anima con i suoi lati più vulnerabili. 

Il narcisista soffre, ma alcuni hanno un interruttore interno che riescono a spegnere quando vogliono. 
Basta deciderlo, e disconnettersi totalmente da quello che provano davvero, giudicato come pericoloso, umiliante, faticoso e privo di valore pratico (sempre sottomessi dal loro ego)  ripetendo a sé stessi frasi come: “Da oggi non ti amo più. Da domani sei il passato. Tu non sei la donna perfetta che io cercavo ed ora il tuo tempo con me è terminato, Il tuo comportamento mi sta minacciando è meglio che tu venga eliminata”.



Solitamente questa minaccia percepita da parte del narcisista è dovuta al fatto che il partner si sia ribellato a determinati comportamenti ingiusti che il narcisista non può identificare come suoi, o altrimenti dovrebbe mettere in discussione la sua maschera e mettendosi in gioco e prendendosi le responsabilità delle proprie azioni.


E quindi poi cosa succede? 


Succede che quelle frasi diventano realtà improvvise e che  una volta che il bottone di emergenza è stato schiacciato il meccanismo si avvia come un pilota automatico dando inizio ai vari abusi da parte del narcisista sulle persone che forse ama anche, sostenuti dalle immancabili Scimmie volanti ; come il Gas-lighting, il Silent treatment e la solita (fondamentale per reggere la maschera) campagna di diffamazione.
Questa la pena per chi ha osato vedere ed amare oltre la maschera.

Questi comportamenti sé portati verso la coscienza provocano un dolore, ma è un dolore silente, che a lungo andare è destinato a scoppiare, ma che i narcisisti scansano per riavere il controllo necessario per gestire il teatrino, proiettando i sensi di colpa e di vergogna sul partner.

Segue un periodo di pausa, di riassestamento, di calma dopo la tempesta, e poi via di corsa verso una nuova relazione, solitamente con un partner meno audace e più facile da gestire e manipolare, un burattino più facile da usare per raggiungere gli scopi del suo ego smisurato.

Anche se di solito non passano per la vita felice e in pace: è molto difficile mantenere una facciata retta da migliaia di bugie per evitare che la maschera scivoli per sempre.

Ci sono alcuni che sono più appagati, che soddisfano tutti i loro bisogni di approvvigionamento narcisistico,spendendo molta energia per mantenere intatta la loro immagine e cercando di nutrire il loro disturbo in ogni dove (i social sono un ottimo esempio, come puoi leggere qui) per difendere il loro Ego incontrollato.

La tanto ostentata felicità del narcisista infatti altro non è che parte della recita, attuata dal narcisista come meccanismo di difesa , per ferire la sua vittima, ottenere nuovo approvvigionamento narcisistico, “nutrire” le fedelissime scimmie volanti e continuare in questo ciclo infinito, dal quale riusciranno ad uscire solamente i pochissimi narcisisti che saranno in grado di fermarsi a lavorare seriamente su di sé e sulle responsabilità e conseguenze delle loro azioni sugli altri e quindi dare ascolto alla parte più nobile, ma vulnerabile di loro stessi.
La stessa che ci porta ad evolvere come essere umani imparando dai nostri errori ed a diventare Uomini e Donne di valore, e con emozioni e sentimenti reali.

Un Percorso Profondissimo che solo in pochi però avranno il coraggio(da cor- habeo, derivante da cor e dal verbo habere : avere cuore ) e l’intelligenza di intraprendere in questa vita.



Articolo a cura di Il Percorso Profondissimo


Wendy was there. Immagini tratte dal film Buffalo66









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Fonti :
http://thenarcissisticlife.com/does-the-narcissist-ever-experience-pain/