Nonostante il suo utilizzo così diffuso, l’abete come simbolo del giorno del Natale ha origini molto antiche e spesso sconosciute…

La tradizione dell’albero di Natale e’ un’usanza che affonda infatti le sue radici nella notte dei tempi e che risale ad antichi riti pagani legati al solstizio d’inverno.


Già nell’antico Egitto, l’abete simboleggiava la natività. Nell’antica Grecia, l’abete bianco era sacro alla dea Artemide, che era la dea della Luna, della caccia e delle nascite. 




Nel calendario celtico, l’abete era destinato al culto del giorno della nascità del Fanciullo Divino. 


Secondo altre fonti, potrebbe derivare  Yule, (in inglese, termine arcaico per Natale) associato a una festa pagana nordica, che durava dodici giorni, il cui ramoscello veniva bruciato all’aperto, e dall’albero del paradiso, presente nei drammi antichi su Adamo ed Eva. 


L’albero inoltre è presente come simbolo fallico in molti culti pre cristiani e pagani:


Nell’antica religione pagana  legata alla fertilità e alla procreazione,  elemento fondamentale e’ il simbolo fallico, il “priapos” o se vogliamo, l’albero della vita. Ed ecco che il Sabba si tiene attorno al mistico noce, l’albero dalla grande chioma , non scelto a caso ma a per i suoi frutti che tanto ricordano i pomi degli antichi miti nordici. Uno dei piu’ famosi alberi di noce legati alle streghe e’ quello di Benevento, i cui primi rituali risalgono al VII sec. quando si narra che i Longobardi praticassero un rito propriziatorio appendendo al noce delle palle di caprone e per poi colpirle con delle frecce e  ridurle in piccoli brandelli che poi venivano mangiati. Nel XII sec. iniziarono a spargersi le voci di rituali stregoneschi attorno all’albero tanto che il vescovo locale lo fece abbattere e costrui’ la chiesa di Santa Maria in Voto , ma tantissime sarebbero le leggende simili in tutta narrate Italia.


Questi rituali arborei richiamano molto l’usanza del magico albero di natale, il celebre abete sotto il quale si depositano in ogni casa i doni per i bimbi buoni…




Articolo a cura di Il Percorso Profondissimo


Fonti