Ormai l’utilizzo dei “selfie” è un’abitudine comune… Eppure da un utilizzo “fondato” di questo, come per esempio l’immortalare un momento irripetibile, per molti l’utilizzo dei selfie è semplicemente manifestazione di insicurezze più profonde, dietro una maschera scintillante…

F. – «Il fenomeno del “selfie” è una versione moderna e digitale del mito di Narciso

M. – «Non è un caso che il bisogno di sentirsi protagonisti corrisponda a un’era in cui il potere d’attrazione della quantità rende chiunque un membro anonimo della massa. Anche riproporre la propria immagine con un ritmo così ossessivo mi sembra un disperato tentativo di preservare la propria identità dall’omologazione.»“La Verità dei Tempi”  Francesco Boer




Lo studioso Crepet, che ha analizzato a fondo il fenomeno, avverte infatti: «Il discrimine sta anche nell’età: una sedicenne può cambiare spesso al giorno la foto del profilo , ma se qualcuno lo fa dopo i vent’anni ha un problema». Le immagini dicono molto di una personalità narcisistica. Se posti solo foto in stile top model, pure non essendo una top model,o un top model, qualcosa non va. 

Una tendenza così forte che si parla di sindrome da selfie, definita tale dall’APA (associazione psichiatrica americana), che sostiene esserci, dietro a questa moda, un disturbo narcisistico.
L’utilizzo esagerato del selfie può essere diviso in tre livelli di disturbo:
  • Saltuario: almeno 3 selfie al giorno, ma con tentennamenti o rinuncia alla pubblicazione
  • Acuto: non meno di 3 foto al giorno e quasi tutte rese pubbliche
  • Cronico: ossessione pura, autoscatti continui, anche 6-7 volte al giorno, per la maggior parte pubblicati sui social

La sindrome da selfie avviene nel momento in cui, inconsciamente, si attiva la ricerca del consenso, validazione e approvazione sociale, attraverso un “like”.

Il rischio più grosso è quello di non avere l’approvazione necessaria (nutrimento narcisistico) generando degli stati di frustrazione, nonostante possa essere deleterio per l’immagine stessa. Basti pensare ad una ragazzina, magari minorenne, che ha riscontrato maggiore successo con foto ammiccanti. 


Tutto ciò avviene perché
  1. consente di avere un pubblico pronto all’approvazione
  2. filtra la realtà mostrandola spesso migliore di quanto lo sia
  3. permette di condividere un momento anche quando di solitudine
  4. mostra una parte della propria identità, omettendo la parte che si ritiene più debole.
Spiega Crepet: «La foto del profilo è particolarmente significativa: una donna che sta comunicando un’immagine di sé narcisistica, perché vuole farsi notare, vuole far parlare di sé. Le foto del profilo sono il nuovo biglietto da visita. Sono sintomatiche tutte le foto in cui ci addobba in modo diverso da come si è: foto che sono un’esteriorizzazione del sé, in mancanza del sé».
La situazione è diventata così pietosa che selfiste e selfisti professionisti, dopo aver per ore per trovare la giusta posa, trucco, filtro e ritocchetto su photoshop, hanno studiato vere e proprie strategie “acchiappa-like” come chiedere baratti di like ad utenti sconosciuti (like4like), alternare le stesse foto profilo e quant’ altro di patetico possa venirgli in mente.



L’importante è dimostrare qualcosa che loro stessi quindi spesso sanno di non essere per primi…




“È come se fotografandosi… cercassero l’identità che non possiedono, e la trovassero più attraverso la loro rete che attraverso i loro occhi.”

Umberto Galimberti
«La discriminante per capire se c’è un disturbo serio della personalità da narcisismo», spiega Crepet, «è se non hai una seconda vita, se vivi principalmente rapporti virtuali. . Non avere un’altro scopo al di fuori dei social network è l’ultimo stadio del disturbo, il più grave per il soggetto. Subito prima, il narciso fa danno soprattutto alle persone che gli sono vicine. «La vita del suo partner può essere un inferno perché il narciso vuole piacere a tutti. Non si occupa del partner, non lo ascolta, non si accorge se sta bene o male».






Per approfondimenti: https://ilpercorsoprofondissimo.blogspot.it/2017/03/il-falso-femminismo.html




Articolo a cura di Il Percorso Profondissimo

Immagini tratte dalla serie “Black Mirror”





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